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Amiche

A parte i Maya (se non avete su twitter il loro contatto vi consiglio di cercarlo), a parte il fatto che il mondo deve finire, Marco Columbro, Venere tra Sole e Luna etc. Quest’anno si sono rovinate tantissime amicizie.

Tra donne.

Raramente sento di amici maschi che litigano, gli uomini si lasciano un po’ perdere, smettono di frequentarsi senza tanti traumi. Le donne no, le donne devono vedersi, parlare, spiegarsi, infierire, fare sgarbi, non rivolgersi la parola e, sostanzialmente, rompere le palle.

Non scrivo più tanto su questo blog, è vero, perché ho bisogno soprattutto di cullare i miei pensieri e di tenerli per me. Perché la maggior parte di essi, in realtà, potrebbero essere offensivi per le persone che conosco e in questo periodo non mi va per niente di offendere.
In questi ultimi anni mi sono anche resa conto che pure io rimango ferita dagli atteggiamenti delle persone che mi stanno accanto e mi metto subito in discussione, o per meglio dire, mi crocifiggo. E’ sempre colpa mia sostanzialmente. Mi rendo conto di non ispirare particolare simpatia o voglia di far nascere amicizie.

Tipo: conosco delle persone, queste persone si legano tra loro in maniera particolare ma nessuna lo fa con me. Devo essere per forza io che sicuramente erigo qualche barriere per evitare che questo accada ma non riesco a capirne il motivo.

In ogni caso, tra queste amiche che “sciusciano” (voce del verbo “sciusciare”, ossia mandare a monte) con sofferenza ma con relativa facilità mi sento in imbarazzo. Una sola volta in vita mia mi è capitato che interrompessero i rapporti con me e se ci penso ancora mi chiedo il perché. Mi piacerebbe fare da paciere ma allo stesso tempo non ho energie da profondere in queste situazioni. Vorrei solo dire ad alcune di loro: DAVVERO? Ma davvero vuoi farlo?

Fare un passo nei confronti dell’altro, quando è possibile, non solo ti reca pace interiore ma è BELLO. Perdonare è simile al Nirvana e probabilmente dovremmo farlo un po’ tutti (anche io che poi alla fine me la prendo un po’ per tutto).

I.

 

 

Lettera a delle amiche lontane

Care amiche,

spesso mi trovo a pensare a voi. A pensare ai momenti passati assieme, alle risate, alle esperienze fatte, a quando la vita ci ha fatto incontrare.

E ancora adesso, dopo molti anni di lontananza mi sembra strano di non sapere quasi più niente della vostra quotidianità come voi della mia (che mica lo so se vi interesserebbe).

Vedo le foto che vi riguardano scorrere su internet, e io sono, insieme agli altri, solo due occhi che spiano la vostra giornata.

Torno a casa praticamente una volta all’anno e qualche anno non siamo neanche riuscite a vederci.

Eppure io sento, verso di voi un affetto immutato che sebbene adesso siamo donne di 30 anni è rimasto simile a quello di quando ne avevamo 15 o 16.

Nel mio vagabondare, che peraltro non è ancora finito, vi ho un po’ perso e me ne dispiaccio.

Sono stata quella che è andata via prima, quella che non ha mai avuto radici, quella, forse un po’ strana del gruppo mentre a voi, per lo meno alla maggior parte di voi, vi accomuna il fatto di averle mantenute quelle radici nella nostra terra.

Mi consola un pochino il fatto che quando ci rivediamo, anche se non so con chi state uscendo al momento o le altre cose che sono accadute giorno per giorno, sia come se vi avessi lasciato il giorno prima. Gli stessi sorrisi, non proprio la stessa complicità che non sarebbe possibile ma la stessa voglia di ridere e stare assieme.

E di stringersi un po’.

Isa.

P.S. mica lo so perché l’ho scritto, so solo che oggi ci pensavo.