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Dieta per giorno

Ok sono partita

http://dietapergiorno.blogspot.com/2011/05/inizio.html

Ora il più è resistere.

I.

città, campagna

Io ho sempre vissuto in città. Ci sono nata in città, ci sono cresciuta e quando me ne sono andata dalla mia città sono andata a stare in una città più grande.

Mi son sempre detto, se mi sposto da qui sarà per andare in una città ancora più grande. Invece mi sono trasferita in una città ancora più piccola e da lì in un paese sulle pendici di un monte che conterà pressoché 3.000 abitanti.

Questo fine settimana sono venute a trovarmi delle amiche dall’ultima città in cui ho abitato, avevano delle grosse borse con dentro di tutto.

Loro escono la mattina e rientrano la sera, dunque stanno fuori tutto il giorno. Lì mi sono ricordata che anche io facevo così.

Sotto il mio letto ho delle enormi borse in cui entrava di tutto; addirittura delle volte ci mettevo pure un cambio per uscire dopo il lavoro. E il cambio lo facevo nel bagno.

Ora, beh, ora esco senza borsa. In una tasca ho il cellulare, nell’altra le chiavi di casa e i soldi.

Che poi i soldi che mi servono se esco a piedi?

Prima, quando abitavo in città, guardavo le vetrine ma tanto non avevo quasi mai soldi per comprare quello che c’era dentro le vetrine. Ora di soldi non ne ho neanche adesso però non ci sono neanche più le vetrine da guardare. Niente tentazioni, niente comprare cose superflue ma lunghe camminate o biciclettate tra gli alberi che devo dire certe volte mi fanno due balle così.

Non è che questo post voglia dire qualcosa, solo che si cambia. Io non pensavo nella mia vita che sarei uscita senza borsa con solo le chiavi in tasca.

E per me adesso, significa leggerezza.

Ah sono a dieta. Quindi avevo pensato di fare un blog(ghe) sulla dieta.

Anche questo, non che freghi qualcosa a qualcuno ma a me andava di scriverlo.

I.

Vivere con..

Degli amici son venuti a trovarci a casa e hanno detto rivolgendosi all’omone :<<certo si vede che ora c’è una donna in casa>>.

Non so se dicessero per la pulizia (quando venivo in visita e ancora non abitavo qua la casa era pulita, non so gli altri giorni) ma sicuramente dicevano per alcuni oggetti d’arredamento.

Quindi è uscito fuori che:

Vivere con una donna vuol dire avere a che fare con tende, cuscini, copri piumoni, il ripiano del bagno strapieno di prodotti, magliette stirate, cose schedulate da fare, superfici spolverate, profumo di torte, miliardi di scarpe e borse, appendere quadri.

 

Vivere con un uomo vuol dire avere a che fare con lavandino sporco di peli, pareti imbiancate, briciole per terra, bagno occupato per ore come sala di lettura, piatti fatti (nel mio caso, sant’omone da santa fiora), borse della spesa portate su per le ripide scale, letto sfatto per giorni, ordine approssimativo.

 

Vivere con un cane vuol dire avere a che fare con divani smangiucchiati, scarpe masticate e peli dappertutto.

 

Ma quando torni a casa il cane ti salta addosso e ti fa le feste.

 

I.

Serie tv ammericane

Tra le occupazioni di una donna disoccupata che non ha problemi di mettere assieme il pranzo con la cena prende sicuramente piede quella di vedere le varie serie tv.

Non discuti sui gusti personali, personalmente guardo delle serie molto interessanti (tra cui ultimamente Misfits, centellino Gravity o miniserie come Sherlock) ma per passare il tempo o ascolto musica o guardo un episodio dopo l’altro di serie che non richiedano troppa attenzione come ad esempio i “procedural” (non impegnano particolarmente la testa e non esigono che li guardi da cima a fondo, puoi fare altro, come faccio io, e loro vanno dritti fino alla fine)

Nella vecchia casa, quando condividevo con le ragazze erano un appuntamento imperdibile i vari C.S.I. o Criminal Minds. Ora che vivo in Toscana e non ho la tv mi sono persa circa 3 serie di ognuno e così sono andata a recuperare per scoprire che le trame si assomigliano un po’ tutte.

In ognuna di queste serie di genere “crime” c’è almeno un episodio in cui c’è:

omicidio di un tipo stronzo: è stata una donna fighissima che una volta era una cicciona che lui ha umiliato (che dieta fai? cazzo dalla anche a me!);

tutti in coro cantano “Piano Man” di Billy Joel;

omicidio durante un incendio per riscuotere l’eventuale assicurazione in cui muore per sbaglio un membro della famiglia che non sarebbe dovuto essere lì in quel momento;

omicidio in Afghanistan o Iraq mascherato per coprire il fuoco amico o tresche di droga o oggetti d’antiquariato;

episodio ambientato con un finto cantante o gruppo famoso nella realtà parallela della serie (al famoso in questione fanno cantare delle canzoni che se ci pensi sono molto meglio di quelle che passano in radio oggi);

uno dei protagonisti va in carcere per parlare con un serial killer catturato in precedenza perché fuori dal carcere c’è un imitatore (Il Silenzio degli Innocenti come se piovesse);

gruppo di animalisti violentissimi che sicuramente uccidono qualcuno perché non smaltisce correttamente i rifiuti;

omicidio di un uomo durante la rivisitazione della guerra di secessione quindi la pistola non sarà caricata a salve!;

bombe su automobili in cui il protagonista doveva salire ma su cui per un imprevisto non sale rimanendo però coinvolto nell’esplosione in maniera marginale;

recupero di opere saccheggiate dai nazisti in mano ad un appartenente alla comunità ebraica che poi si scopre essere un ex SS;

agente della narcotici sotto copertura che diventa drogato e quindi la moglie lo uccide perché non era più lui.

In tutto questo la confusione aumenta quando guardi tre serie differenti e lo stesso attore ricopre rispettivamente il ruolo di: poliziotto, psicopatico, poliziotto.

Ok, mi devo trovare un lavoro.

I.

Donne ed orgasmi

Mi piaci. Ci frequentiamo e dopo un tot finiamo a letto.

Supponendo che io sia una donna mediamente normale ossia:

non urli come un lupo appena tu inizi a toccarmi;

non prenda un giornale arrotolato e ti chieda di picchiarmi mentre faccio i bisogni;

non metta su musiche imbarazzanti e inizi a spogliarmi come se fossi una tarantolata;

non ti chieda prima di iniziare “senti ma tu quante ne fai? perché se non ne fai almeno sei io non mi spoglio neanche” (cosa che ammetto potrebbe inibire un tantino il partner)

bene, supponendo tutte queste cose come sopra detto finiamo a letto.

Io sono una donna mediamente normale, tu un uomo che:

ha guardato troppi film porno e quindi prende a sculacciarmi fortissimo mentre gira i capezzoli come se fossero le manopole della radio;

non ha guardato neanche un film porno…no va beh un uomo così non esiste;

non tromba da 5 anni quindi appena ti tocca è…finito (no tesoro non è quello il buco giusto);

un maniaco della pecorina per cui io guarderò per tutto il tempo il cuscino (potevi anche portarmi un giornale a questo punto);

lo fa come puro esercizio ginnico e a me sembra di essere un sacco della palestra (prendo più colpi che un punching ball).

Potresti  essere anche tu una persona mediamente normale e quindi alla fine questo rapporto sessuale tra noi potrebbe risultare piacevole tanto da voler approfondire un’altra volta.

In ogni caso se io non raggiungo l’orgasmo non fingo.

E non fingo perché se non ho raggiunto l’orgasmo, lo devi sapere. Non ti devi fare illusioni, ti devi pentire.

E’ stato gradevole ma niente maree.

Solo qualche ondina. Su e giù.

I.

Unità d’Italia

Nel mio peregrinare per le varie parti d’Italia ho avuto modo di venire a contatto con i differenti
caratteri “regionali” dei vari abitanti. Qualcuno non si riconoscerà e probabilmente si sentirà offeso
dalle mie definizioni ma queste rappresentano solo un personale parere che si è formato nel corso
degli anni.
Come metro di paragone per questa ricerca “scientifica” ho preso un evento comune a tutti quanti e
decantato in una canzone molto famosa: la festa delle medie.
Andremo pertanto ad esaminare come si comportano i vari rappresentanti di alcune regioni d’Italia
di fronte a tale antefatto: una compagna di classe organizza la propria festa 1. partecipare al regalo;
2. decidere se andare o meno alla festa.
il lombardo partecipa al regalo e interverrà alla festa arrivando in elicottero con seguito di fighe
appresso ed abbandonando la festa perché “ha un appuntamento”;

Il piemontese partecipa al regalo e si reca alla festa dove sarà gentilissimo e farà complimenti a tutti
ma andrà via il prima possibile e appena uscirà dirà alla prima persona incontrata che la festa non
era brutta ma sicuramente non all’altezza delle aspettative;

al ligure non glielo chiedi neanche di partecipare al regalo ma ti dice che forse verrà alla festa (cosa
che poi ovviamente non fa);

il veneto partecipa al regalo con convinzione e ti dice che non è sicuro di poter venire alla festa,
cosa che poi non farà perché preferisce passare quella serata con i soliti amici dell’oratorio;

il romagnolo partecipa al regalo e viene alla festa ma solo se ci sarà qualcosa di fuori di testa da
fare;

il toscano partecipa al regalo viene alla festa con dieci amici con i quali si intrattiene mangiando a
quattro palmenti e facendo battute ma…comunque si mangia meglio a casa loro;

il laziale non partecipa al regalo perché se ne è “dimenticato” ma viene alla festa dove mangia per
bene e poi va via dicendo che comunque le feste a Roma sono fatte meglio;

il campano partecipa al regalo, interviene alla festa e ne è l’anima ma dopo mezz’ora vorresti
ammazzarlo per le continue battute e scherzi;

il sardo partecipa al regalo e ti da dei soldi in più ma non chiede il resto perché “non si fa”, viene
alla festa ma non mangia perché non vuole che gli altri pensino che è lì solo per mangiare;

il calabrese ti da’ meno soldi per il regalo ma alla festa porta ‘nduja per tutti;

il pugliese partecipa al regalo ma viene alla festa solo se c’è da bere e da…ballare;

il siciliano partecipa al regalo perché è giusto, viene alla festa ma starà seduto ed in silenzio perché
si sta composti.

In questo abisso di differenze nessuno di noi fa una bella o una brutta figura.
Facciamo solamente tutti insieme l’Italia.

Punto del punto.

Metto in essere una pratica molto carina:

La fagocitazione mentale dell’essere a tutto tondo.

Se sono in un periodo di nera, ogni cosa che posso aver fatto nella mia vita non va bene. Non è andata bene e non andrà bene.

Sostanzialmente sono una cicciona fallita, senza soldi, snobbata dalla gente a cui vuole bene e altamente mediocre.

Oggi poi, parlando con un’amica della situazione lavorativa in Sardegna e di quella in Toscana mi sono resa conto che, in effetti, tranne il lavoro al momento non ho poi molto per cui lamentarmi.

Dovrei comprarmi un paio di scarpe ma non ho i soldi al momento.

Ma si sa, a noi donne, servono sempre un paio di scarpe.

 

I.

 

P.S. lo so che tu me lo dici sempre ma certe volte ci vuole qualcun altro per fartele capire le cose. Sai che sto parlando con te.

Fare

Quando uno lavora pensa sempre che se avesse più tempo, se non fosse così stanco potrebbe fare tantissime cose.

Scrivere, andare a correre o a camminare, dedicarsi esattamente a quell’hobby sepolto in garage che non ha mai toccato.

Pensi: da lunedì al venerdì lavoro, rientro a casa stanco come un cammello dopo 200 km nel deserto e mi devo mettere che so a dipingere i muri? Lo farò il week end.

Poi arriva il week end e ti dici: ho solo due giorni potrò sprecarli seduto di fronte al computer a scrivere quella cosa a cui penso da cinque mesi?

Questi sono stati i miei ultimi dieci anni, da quando, ho iniziato a lavorare stabilmente. Qualche volta avevo sprazzi di fantasia e forza e facevo quello che mi ero promessa ma la maggior parte delle volte volevo fare solo cose leggere, che mi liberassero la mente o solamente cose molto piacevoli (ehi a che pensate!).

Ora, in questo momento, io non lavoro da agosto. E’ in assoluto il periodo più lungo che abbia passato senza lavorare (e le mie finanze lo dimostrano) e avrei il tempo per fare tutte quelle cose.

Invece non faccio un cazzo.

Quando non lavori l’apatia è tale che neanche te lo immagini. In più gioca una parte importante il fattore psicologico del fatto che: HAI TUTTO IL TEMPO CHE VUOI.

Io lo so già come andrà a finire.

I.

Ripresa

Che siccome è da luglio che non ci scrivo su questo blogghe non perché non ci abbia niente da dire ma più che altro perché ho avuto un po’ troppo da fare. E allora un amico mi rimprovera sempre che io non scrivo e lui non legge (ciao Teuz) allora mi sono decisa e oggi, che è stato un giorno che di cose da fare ne ho avute fin troppe allora riprendo a scrivere.

Ordunque mi sono trasferita.

Ora abito in Toscana, eh sì mia madre dice che sono una “bagamunda” (vagabonda come si capisce) e non posso certo darle torto.

Ora vivo in un paesino piccolo piccolo con quella metà del letto che russa in attesa di trovare un’occupazione e una casa mia (ne ho bisogno, sia dell’una che dell’altro).

Quindi le mie giornate passano sostanzialmente nello cercare lavoro. Non è mica la prima volta che cerco lavoro.

Prendi il giornale e cerchi negli annunci; guardi su internet; vai alle agenzie interinali.

Ecco, qua non funziona così. Sostanzialmente o vai all’ufficio di collocamento (che ora si chiama in un altro modo Centro per l’Impiego) o conosci qualcuno che conosce qualcuno che sta cercando una persona e che probabilmente tu gli vai bene.

Come la burocrazia.
Qui funziona tutto bene eh, si stacca un filo dal palazzo che penzola di fronte alla finestra, si va in comune si saluta tutti si sale nell’ufficio e si fa la segnalazione. Roba che a Roma ti ci vogliono 6 mesi.

Il problema però è trovarlo il tipo dentro l’ufficio che è uscito, è andato in banca, o giù al bar, o in un altro ufficio o chissà dove.

E Isa, non ti incazzare che te sei cittadina e sei veloce e loro son lenti e allora mi dovrò rallentare pure io.

Ma a me sembra che sto ingrassando.

I.

AVVISO IMPORTANTE: quella fava del mi’ fratello ci ha un suo blogghe nuovo su cui scrive da poco ma insomma ci vale veramente la pena perché lui scrive non bene. Strabene. http://scriptummanet.wordpress.com/ (se ci metto il link viene meglio)

 

Compleanno

Pensavo che era quasi un mese che non scrivevo sul blogghe.

Forse perché da quando ho dato le dimissioni è stato tutto un trattenere il fiato in attesa che arrivasse il 30 luglio.

Me ne sono resa conto oggi, pensando al fatto che domenica sarà il 25 luglio e sarà il mio compleanno.

Da sempre, da quando mi ricordo, ho iniziato a fare il conto alla rovescia del mio compleanno circa un mese prima. Ammorbavo tutti: sai che tra un mese è il mio compleanno? Sai che  tra 13 giorni è il mio compleanno? E così via…

Quest’anno mi sembra di non essermene neanche accorta che domenica sarà il mio compleanno. Ho avuto altre cose a cui pensare e la vita mi è sembrata scorresse lentissima ed allo stesso tempo ad una velocità imbarazzante.

Un anno, avevo 8 anni, mio padre mi regalò un baracchino. Sì una radio cb. Mia madre gli diede il budget e gli disse:”tieni compra qualcosa per Isa”.

Lui tornò con una radio cb perché la volevano lui  e mio fratello. Io, nel parcheggio, andata ad accoglierli perché avevano il mio regalo scoppiai a piangere.

Mi comprarono un altro regalo ma lui, la radio se la tenne.

E che ci vuoi fare se poi i figli ti crescono storti?

Buon compleanno a me.

I.