Il giorno che mi licenziai io la notte credevo che non avrei dormito.

E invece dormii. Non proprio bene perché c’era caldo ma comunque dormii.

Fino alle 7 che alle 7 mi prese un mal di pancia così forte che dovetti per forza andare in bagno e già che ero in bagno ed ero semisveglia mi feci una doccia che tanto male non fa.

Così, dovendo andare alla posta per spedire la raccomandata al lavoro con dentro la lettera di dimissioni, uscii alle 8 e alle 8:02 arrivai alla posta.

Solo che la posta apriva alle 8:30. Aspettai fuori con la fila che cresceva sempre di più e quando furono le 8:30 naturalmente nessuno rispettò le priorità e ci fu quasi una rissa per passare per primi.

A me che me ne frega la prima ero io tanto. Però prima di me c’era un’altra ragazza che aspettava fuori e allora presi un numerino per lei e uno per me che era giusto che lei passasse prima di me.

Mentre 3 generazioni (nonna, madre e figlia) saltarono la fila e siccome in posta le conoscevano le servirono prima di tutti. E io diedi a queste 3 generazioni delle maleducate. Tutte e 3.

Poi dopo che feci la raccomandata, con un’altra letterina da consegnare brevi manu arrivai in ufficio con dieci minuti di anticipo che forse in due anni che ci lavoravo in quel posto sarà successo credo 5 volte.

Poi mi sedetti alla scrivania e stetti ad aspettare.

Dopo un paio d’ore passando per il corridoio vidi il capo e gli dissi “scusa ti posso parlare?” e lui mi rispose “certo”.

Così entrai dentro e gli spiegai che ci avevo pensato bene e quindi ecco, queste sono le mie dimissioni.

Lui mi rispose dicendo “azzo”. E poi gli sputai tutta la roba che avevo da dirgli in due anni e tornai felicemente al mio posto.

Lo dissi alle colleghe più vicine che rimasero basite e poi lo dissi anche alle due colleghe vecchie.

La più loquace disse “mm”. L’altra, sorpresa dallo scoinvolgimento del suo sistema perfetto disse “mi dispiace”.

Poi andai in bagno a telefonare.

Ed infine ritornai al mio posto con un sorriso che 36 denti non bastano e circa 6 Kg di carogna in meno sulle spalle.

I.

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