Siccome oggi iniziano le prove dell’esame di maturità tutti parlano della scuola.

E mi sono ritrovata a pensa a quanto cacchio mi abbia fatto schifo andare a scuola.

Dalla seconda elementare. In prima mi piaceva.

In prima avevo una maestra bella cicciotta, morbida, era gentile con tutti anche con il figlio che era in classe.

In seconda la maestra è diventata professoressa alle medie e a me mi hanno mandato il Diavolo come maestro.

Sia lui che il cugino erano entrambi maestri. Il cugino era un angelo ma io mica avevo lui come maestro, no io ci avevo il Diavolo in persona.

Basso, tarchiato, sempre rosso in viso per via del vino che tracannava, i capelli radi con la punta a V sulla fronte. Era cattivo, girava le orecchie e mi rimproverava perché parlavo più forbito rispetto agli altri compagni.

Il nostro è stato subito scontro. Impaurita dal fatto delle punizioni corporali (ahah sì insomma girava le orecchie) ne parlai a casa e mio padre si inalberò e mi fece tutto un discorso sul ’68 e alla fine il succo era: a casa non ti si picchia, per cui neanche a scuola.

La prima volta che feci qualcosa tale da meritarmi una girata d’orecchia (che poi, chi lo sa se era davvero così per me non avevo fatto niente, l’autocritica non era il mio forte all’elementari) lui, con quelle sue manacce brutte  si avvicinò alle orecchie quando si trovò l’indice di una bambina di 7 anni che gli diceva :NO!.

Lui si stupì. -No?- disse.

-Sì- risposi io – mio babbo ha detto che siccome a casa non mi picchiano non lo deve fare neanche lei.

Il risultato fu che il babbo ci parlò e io finii dietro la lavagna (perciò qualcosa devo sicuramente averla fatta).

Da lì è stato ODIO.

ODIO profondo e quotidiano. Svegliarsi presto la mattina, sottoporsi a regole stupide, pressioni per cui qualcuno tentava di suicidarsi, invidie, falsità e bugie.

Sì perché se eri un po’ diverso dovevi raccontare bugie per uniformarti a quello che ti chiedevano.

Insomma mi dicono “ah che bello il periodo della scuola”. Il periodo sì, la sQuola no.

I.

P.S.

grazie a Il Many per l’ispirazione

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