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Soddisfazioni magerecce

Cosa fare quando sei in piena PSM?

Cosa fare quando ti sei svegliata col culo storto?

Cosa fare quando hai cattivo umore?

Cosa fare se stai evitanto i farinacei e carboidrati da lungo tempo?

Ebbene ecco cosa fare: un timballo di pasta.

Ognuno a casa propria lo chiama come gli pare, c’è chi lo chiama frittata di pasta, chi pasticcio pasticciato da noi era: timballo di pasta.

Ebbene, fate un sughettino leggero, fate la besciamella (la potete anche comprare) cuocete la pasta (meglio se avanzi di vari tagli di pasta) mischiate il tutto, aggiungete un uovo, della mozzarella o formaggio, una bella spolverata di parmigiano e per finire in forno.

Leggero eh? Però che soddisfazione.

A casa non avevo abbastanza latte per la besciamella e nella mia dispensa non c’erano avanzi di pasta, solo spaghetti ebbene così ho fatto: mi sono arrangiata (quando il giorno è brutto è brutto sempre e comunque e ti viene anche a mancare la pasta).

Ognuno di noi ha il proprio cibo consolatorio, per me solitamente è il pane con prosciutto cotto e maionese, oggi è stato questo.

C’ho lavorato e ora me lo godo.

 

Immagine fase 1: salsa.

Immagine fase 2: besciamella

Immagine fase 3: bollire la pasta

Immagine fase 4: assemblaggio

Immagine fase 5: gnam.

I.

Come si cambia

Al di là della scontatissima canzone della Mannoia, mi rendo conto di quanto veramente si cambia anche in poco tempo.

Esempi su me stessa:

1. appena uscita da scuola (in questo caso non è poco tempo) mi dissi che MAI e poi MAI avrei lavorato coi bambini. Poi si diventa grandi, gli amici si riproducono, certe cose ti danno meno fastidio e dunque quest’estate mi sono ritrovata a fare la maestra all’asilo per un gruppo di nanetti malefici di 4 anni.

Ovviamente non c’è stata neanche una persona che mi conosce da svariato tempo che non abbia pensato che sarebbe potuta finire in tragedia ma così non è stato. Anzi, alla fine ci siamo anche affezionati con le bestioline. Gli ho fatto un video, mi chiamavano maestra e se mi vedono per strada mi salutano in maniera pressoché affettuosa. Ne avrei da raccontare sull’esperienza quotidiana coi bimbi ma sorvolerei dato che alcuni genitori mi leggono (ciao ciao).

2. Io non mi offendevo mai con gli amici. Ma proprio mai. Solo per sgarbi deliberati volti al portare un rapporto d’amicizia alla fine (e, devo essere sincera me ne ricordo solo uno). Ora invece mi offendo eccome. Non è che mi sono impermalosita tutto d’un tratto ma ci sono certe cose che adesso mi urtano profondamente e fanno precipitare alcune persone agli ultimi posti nella scala di quelli che stimo.  Prima ci rimanevo male, ci soffrivo, ora non più, diciamo che proprio mi diventano indifferenti.

3. (perché ci vuole un terzo esempio per dimostrare una teoria) Prima ispiravo un sacco di amicizia, ispiravo le persone ad aprirsi, adesso no. Ecco, questo è il cambiamento che mi sconcerta di più. Un periodo della mia vita non riuscivo ad ascoltare le persone, avevo decisamente un deficit di attenzione, ora sono riuscita a rimediare ma niente da fare, tengo le persone a distanza e non capisco perché.

Forse ci vorrà un numero 4 per spiegarlo.

I.

 

Amiche

A parte i Maya (se non avete su twitter il loro contatto vi consiglio di cercarlo), a parte il fatto che il mondo deve finire, Marco Columbro, Venere tra Sole e Luna etc. Quest’anno si sono rovinate tantissime amicizie.

Tra donne.

Raramente sento di amici maschi che litigano, gli uomini si lasciano un po’ perdere, smettono di frequentarsi senza tanti traumi. Le donne no, le donne devono vedersi, parlare, spiegarsi, infierire, fare sgarbi, non rivolgersi la parola e, sostanzialmente, rompere le palle.

Non scrivo più tanto su questo blog, è vero, perché ho bisogno soprattutto di cullare i miei pensieri e di tenerli per me. Perché la maggior parte di essi, in realtà, potrebbero essere offensivi per le persone che conosco e in questo periodo non mi va per niente di offendere.
In questi ultimi anni mi sono anche resa conto che pure io rimango ferita dagli atteggiamenti delle persone che mi stanno accanto e mi metto subito in discussione, o per meglio dire, mi crocifiggo. E’ sempre colpa mia sostanzialmente. Mi rendo conto di non ispirare particolare simpatia o voglia di far nascere amicizie.

Tipo: conosco delle persone, queste persone si legano tra loro in maniera particolare ma nessuna lo fa con me. Devo essere per forza io che sicuramente erigo qualche barriere per evitare che questo accada ma non riesco a capirne il motivo.

In ogni caso, tra queste amiche che “sciusciano” (voce del verbo “sciusciare”, ossia mandare a monte) con sofferenza ma con relativa facilità mi sento in imbarazzo. Una sola volta in vita mia mi è capitato che interrompessero i rapporti con me e se ci penso ancora mi chiedo il perché. Mi piacerebbe fare da paciere ma allo stesso tempo non ho energie da profondere in queste situazioni. Vorrei solo dire ad alcune di loro: DAVVERO? Ma davvero vuoi farlo?

Fare un passo nei confronti dell’altro, quando è possibile, non solo ti reca pace interiore ma è BELLO. Perdonare è simile al Nirvana e probabilmente dovremmo farlo un po’ tutti (anche io che poi alla fine me la prendo un po’ per tutto).

I.

 

 

Sono scema

Le amiche hanno cominciato a figliare.

No, non le amiche della scuola o quelle con cui vivevo. Loro, al pari mio, non figliano per niente.

Le amiche nuove conosciute da quando sto qua. Alcune più grandi, altre più piccole, sposate o conviventi iniziano a riprodursi.

Allora da poco si stava a tavoa tutti assieme (ma dai) e si parlava con uno dei babbi <<Cosa vorresti che tuo figlio prendesse da te?>> e lui, molto fiero e romantico ha risposto << l’onestà>>.

Che bella cosa ho pensato. E allora tutti a chiedersi e tu se avessi un figlio cosa vorresti che prendesse? E a rispondere cose molto auliche.

E tutti dicevano belle cose e io ho detto <<Se fosse femmina vorrei che prendesse le mie tette perché con le tette grandi è tutto più facile>>.

Un po’ perché ho difficoltà con la retorica ma soprattutto perché sono scema.

I.

P.S. c’erano delle belle tette qua sotto ma poi è arrivato un tipo e ha detto che c’era il copyright sulla foto che mi avrebbe rintracciato e cose così. Allora ho tolto la foto e ne ho messa una in cui so PER CERTO che non c’è copyright.

 

Pausa

Non è che non scriva più perché non abbia niente da dire.

O meglio, certe volte è anche per quello, ma la questione è che a qualcuno è venuta l’insana idea di pagarmi per scrivere.

Pagarmi poco, ovvio, però pagarmi. E dunque le mie poche idee si esauriscono nel tentativo di fare un articolo degno di questo nome che non faccia venir voglia alla persona che mi paga di dire: ok basta.

Per cui tra quello e il fatto che mi hanno preso per fare il rilevatore, beh le idee sono come canguri: saltano, in altre teste però.

 

I

Ci sono due tipi di disoccupati:

quelli in cerca di un primo lavoro o che sono stati disoccupati per la maggior parte della loro vita lavorativa e quelli che dopo aver lavorato tanti anni rimangono senza lavoro (per scelta propria o di altri).

Ecco, io appartengo alla seconda categoria.

Dopo aver lavorato in maniera fissa dall’età di 21 anni ho appena finito il mio primo anno di disoccupazione.

Un anno di disoccupazione (direte voi)???

Ho fatto una scelta: ho lasciato un lavoro (ignobile) a tempo indeterminato per trasferirmi in un luogo dove non c’è lavoro neanche a pagarlo (per amore ovviamente, per quale altro motivo ci trasferiamo noi donne? ma questo è un argomento che merita di essere affrontato a parte).

Dunque, il primo mese di disoccupazione (che era agosto) è stato affrontato con entusiasmo. Solo un’altra volta in vita mia mi era capitato di avere tutto agosto libero (tra un contratto a tempo determinato e l’altro).

Poi inizia la vita normale, il tuo compagno ha un lavoro (per fortuna il mio ci va un giorno ogni 4 al lavoro) e tu rimani a  casa e ti dici: sì, farò un sacco di esercizio fisico, scriverò finalmente quello che sogno da una vita, mi dedicherò a tutte quelle cose che non ho mai fatto.

Sì, stocazzo (come dicono nel Beaujolais).

Improvvisamente arriva un vento di maestrale fortissimo e ti porta via tutte le idee.

E tu sembri Sloth dei Goonies, con la stessa passione per la cioccolata peraltro.

Dunque ti dedichi alla casa in maniera un filino maniacale, curi i vestiti del tuo compagno come fosse Lord Brummel, passi tempo davanti al computer ma non sui social network, no, perché ti danno sui nervi.

Insomma, vivi la tua vita come se l’indomani dovessi tornare al lavoro perché la tua mente oramai è conformata in quel modo!

Pensi: ma sì oggi mi alzo tardi, tanto domani devo andare al lavoro.

No, domani ti rialzerai tardi, meglio che tu metta una sveglia per evitare di fare il pranzo al posto della prima colazione.

In compenso sono arrivati tutti i disturbi psicosomatici del mondo: problemi di stomaco, eruzioni cutanee, occhi ballerini.

E dire che dovrei rilassarmi, perché davvero tra poco rinizierò a lavorare (spero).

I.

Pubblicità e luoghi comuni

In questo periodo sono ossessionata dalla pubblicità. Non ho la tv in casa , per cui la subisco per la maggior parte in radio.

Sono soprattutto relative a due prodotti le pubblicità che mi fanno uscire di testa: macchine e televisori.

Sembra che la gente non faccia altro che comprare macchine e televisori.

E quel francese lì che ti dice che il lusso è un diritto (porca miseria a me sembra una bestemmia una cosa del genere) o quell’altra che ti dice che sei uno yes man e quindi devi dire di no e comprare giustamente la macchina che dice lui (ma va?).

I televisori poi…da quello che si incazza perché il televisore dell’amico si vede bene a quell’altra che ai colori rgb hanno aggiunto il giallo.

Io non posso davvero credere che queste cose facciano presa su qualunque persona (no va beh fintanto che c’è gente che vota il nano è possibile qualsiasi cosa).

Oggi ne ho vista un’altra.

Un sito che vende SCARPE. Un uomo disperato perché la moglie grazie a quel sito compra scarpe scarpe scarpe.

Dio che luogo comune penso. Poi apro un qualsiasi social network e vedo che effettivamente ci son donne che parlano praticamente solo di scarpe.

E penso che effettivamente ognuno di noi è un luogo comune per una cosa, o per un’altra.

 

I.

P.s. nel caso siate in Toscana o limitrofi venite qua http://ibolidi.blogspot.com/2011/05/la-birra-al-castello.html

En passant

E’ che mi sento un po’ una merda perché al momento scrivo sull’altro blog e poco su questo.

Parecchie persone sono rimaste colpite dal mio sentirmi leggera senza la borsa.
Beh ho fatto una settimana in Veneto e devo dire che la borsa mi pesava come non mai; inoltre sentivo la schiena tutta storta.

In verità questa cosa di girare senza la borsa è diventata una specie di metafora della mia nuova vita e non so come sentirmi al riguardo.

L’unica cosa è che me la devo ricordare quando prendo la macchina perché dentro c’è la patente!

Intanto, come suddetto, la mia esperienza con il blog dietologico continua e qua c’è un nuovo pezzo:

http://dietapergiorno.blogspot.com/2011/05/mica-si-puo-sempre-patire.html

Venerdì me ne vado in Sardinia e sto bene così!

I.

Dieta per giorno

Ok sono partita

http://dietapergiorno.blogspot.com/2011/05/inizio.html

Ora il più è resistere.

I.

città, campagna

Io ho sempre vissuto in città. Ci sono nata in città, ci sono cresciuta e quando me ne sono andata dalla mia città sono andata a stare in una città più grande.

Mi son sempre detto, se mi sposto da qui sarà per andare in una città ancora più grande. Invece mi sono trasferita in una città ancora più piccola e da lì in un paese sulle pendici di un monte che conterà pressoché 3.000 abitanti.

Questo fine settimana sono venute a trovarmi delle amiche dall’ultima città in cui ho abitato, avevano delle grosse borse con dentro di tutto.

Loro escono la mattina e rientrano la sera, dunque stanno fuori tutto il giorno. Lì mi sono ricordata che anche io facevo così.

Sotto il mio letto ho delle enormi borse in cui entrava di tutto; addirittura delle volte ci mettevo pure un cambio per uscire dopo il lavoro. E il cambio lo facevo nel bagno.

Ora, beh, ora esco senza borsa. In una tasca ho il cellulare, nell’altra le chiavi di casa e i soldi.

Che poi i soldi che mi servono se esco a piedi?

Prima, quando abitavo in città, guardavo le vetrine ma tanto non avevo quasi mai soldi per comprare quello che c’era dentro le vetrine. Ora di soldi non ne ho neanche adesso però non ci sono neanche più le vetrine da guardare. Niente tentazioni, niente comprare cose superflue ma lunghe camminate o biciclettate tra gli alberi che devo dire certe volte mi fanno due balle così.

Non è che questo post voglia dire qualcosa, solo che si cambia. Io non pensavo nella mia vita che sarei uscita senza borsa con solo le chiavi in tasca.

E per me adesso, significa leggerezza.

Ah sono a dieta. Quindi avevo pensato di fare un blog(ghe) sulla dieta.

Anche questo, non che freghi qualcosa a qualcuno ma a me andava di scriverlo.

I.

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